Celebrazioni del 25 aprile: l’omaggio di Cerreto a chi ha sacrificato la propria vita per la libertà

Si sono svolte nella giornata di ieri le celebrazioni in ricordo degli avvenimenti del 25 aprile 1592 e del 25 aprile 1945. Nell’occasione è stata deposta una corona di alloro in Piazza San Sebastiano sulla lapide che ricorda il sacrificio dei cerretani contro i briganti di Marco Sciarra; successivamente il corteo, accompagnato dai gonfaloni dei quattro rioni, si è recato presso l’Ara dei Caduti ove si è svolta la cerimonia di commemorazione. Riportiamo di seguito il discorso pronunciato dal Vice Sindaco di Cerreto Laziale Pierangelo Zuccari.

Cari Concittadini,

oggi, come ogni anno, tutti gli italiani sono chiamati a celebrare la Festa della Liberazione. La data del 25 aprile, venne scelta in quanto in questo stesso giorno di 74 anni fa il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazi-fascisti. Fu quello l’atto finale di una guerra di Resistenza e Liberazione. Nei durissimi mesi intercorsi tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945, la Resistenza italiana restituì all’Italia la fiducia in se stessa rischiarando in parte l’immagine offuscata di un paese annichilito da un ventennio di dittatura e prostrato dalla guerra. La Resistenza italiana fu composta probabilmente da circa 100.000 membri attivi. I morti furono 35.000, 21 mila i mutilati e 9.000 i deportati in Germania. Da questo sacrificio nacque quella duratura tradizione antifascista che ha preservato il nostro Paese da ricadute autoritarie come si rischiò negli anni 60 e nei primi anni 70 ai tempi dei tentati golpe De Lorenzo e Borghese. Le singolari casualità della Storia hanno fatto sì che in questa stessa data, per noi Cerretani, cada anche l’anniversario e il ricordo di un’altra liberazione, la liberazione di Cerreto dall’assedio messo in atto nell’aprile del 1592 dai briganti di Marco Sciarra. Per noi, dunque, il 25 aprile è la festa DELLE LIBERAZIONI, è l’anniversario cioè di due momenti che, sia pure in diverso modo, hanno per la nostra comunità, un importante valore libertario e di redenzione. Nel giorno in cui si ricordano certi eventi è facile cadere nella retorica ufficiale e istituzionale. Non sono mancate posizioni diverse. Opinioni e interpretazioni che, a volte, hanno capovolto in senso negativo l’interpretazione prevalente e complessivamente positiva. Nel suo discorso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un ammonimento sul pericolo della riscrittura della storia, definendo gli avvenimenti di quegli anni come un nostro secondo Rinascimenti. Noi oggi non celebriamo un’interpretazione storica della Resistenza e della Guerra di Liberazione. E non lo è solo per un dovere istituzionale proprio di un’Amministrazione locale in un’Italia democratica e repubblicana che da quelle esperienze è nata. Noi oggi celebriamo i valori che, secondo quella interpretazione, sono scaturiti dalla Resistenza e della Guerra di Liberazione e che sono poi confluiti nell’opera dei nostri Padri Costituenti. Questa è la differenza tra l’Italia democratica e repubblicana e l’Italia fascista e totalitaria. Questo è il senso della celebrazione dei valori democratici che svolgiamo oggi. La bellissima giornata del 13 aprile scorso, con la presentazione del libro “La Repubblica delle Stragi”, ci ha mostrato come la caduta del fascismo non abbia significato la definitiva sconfitta dei valori dell’anti-democrazia. Mafia, neofascismo, Servizi deviati nazionali ed esteri intrecciarono quelle trame oscure che hanno minato e forse minano ancora la concreta possibilità che l’Italia sia veramente una democrazia compiuta, un Paese in cui, veramente, la sovranità appartiene al popolo e non ad altri occulti e criminali soggetti. Quella stessa giornata ci ha mostrato anche come la Conoscenza sia la base della democrazia, la materia prima di cui si nutre un popolo che aspira alla democrazia. A conclusione di questo discorso di collocano assai bene alcune delle parole scritte l’11 aprile 1944 dal partigiano Pietro Benedetti in una lettera ai suoi figli, poco prima di essere giustiziato presso Forte Bravetta a Roma a causa della sua attività antifascista:

“Ai miei cari figli, amatevi l’un l’altro, amate vostra madre e fate in modo che il vostro amore compensi la mia mancanza. Amate lo studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli. Siate umili e disdegnate l’orgoglio”. Questa fu la religione che seguì nella vita.

VIVA LA RESISTENZA

VIVA LA LOTTA DI LIBERAZIONE

VIVA L’ITALIA LIBERA, DEMOCRATICA E REPUBBLICANA.

VIVA CERRETO

 

 

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