Chiesa di San Sebastiano

A San Sebastiano è intitolata la chiesa ubicata presso la piazza a cui dà il nome. A questo santo, patrono del paese, sono dedicate due festività nei mesi di gennaio e maggio. Assieme a S. Antonio Abate, S. Cristoforo e S. Rocco, i cosiddetti SS. Ausiliatori, il Santo e soldato di origine milanese e martirizzato a Roma tra il 303 e il 305 d.C. al tempo dell’imperatore Diocleziano, era considerato un protettore contro la peste. Lo storico longobardo Paolo Diacono racconta che la popolazione di Roma invocò l’intercessione del Santo contro l’epidemia che colpì la città nel 680. La leggenda secondo cui sopravvisse ad una prima tentata esecuzione tramite frecce unitamente al mito antico che legava la diffusione epidemica al lancio di invisibili frecce ad opera del dio Apollo, spiegano forse il legame tra il Santo e la credenza nella sua protezione dal mortifero morbo. Molte chiese dedicate a San Sebastiano furono erette a Roma e nel Lazio tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI. Tali chiese, in genere, sorsero fuori dei centri abitati, lungo le strade, come pure gli ospedali e i ricoveri per appestati ad esse adiacenti. Questa collocazione trova una evidente giustificazione nella volontà di contrastare la diffusione del contagio all’interno dei centri abitati. Un’opinione diffusa nella tradizione vuole che la chiesa di San Sebastiano di Cerreto sia stata costruita da una colonia di milanesi insediatasi a Cerreto tra la fine del XV e gli inizi del XVI. A questa colonia sarebbe legato anche il nome di via dei Milanesi al sommo della quale sorge l’edificio. Non ci sono però prove documentarie di ciò. La chiesa sembra essere stata costruita nei primi decenni del XVI secolo. Anche nel caso di Cerreto è ubicata subito fuori del centro abitato di allora. Non è da escludere un legame tra questa dedicazione e un episodio epidemico che colpì allora il paese. L’edificio viene ricordato per la prima volta in un registro del monastero di Santa Scolastica di Subiaco alla data del 1572. A questa data si riferisce la scritta sulla facciata visibile sotto al timpano, risalente ad un recente restauro ma ricalcante una precedente analoga scritta visibile sul fronte della chiesa. Come si è detto però, questa data è legata solo alla prima menzione dell’edificio. La reale data di fondazione resta ignota. La chiesa, esternamente, presenta una muratura a vista realizzata in pietra calcarea locale. Dalla piazza principale del paese sono visibili il lato lungo orientale e l’abside mentre la facciata è rivolta a nord-est su piazza San Sebastiano. Al di sopra dell’ingresso principale sono visibili un medaglione scultoreo rappresentante san Sebastiano e la raffigurazione su ceramica della Santissima Trinità. La chiesa venne descritta dettagliatamente nel resoconto fatto in occasione della visita apostolica del 1581 ad opera del Mons. Annibale de Grassis. A quel tempo presentava un pavimento in terra battuta, era probabilmente più bassa ma era già decorata al suo interno da pitture parietali presso l’altare maggiore. L’interno consiste in una grande aula rettangolare con abside sul fondo e due cappelle sui due lati lunghi. L’abside fu realizzato a partire dal 1855 quando fu abbattuta la parete di fondo. In quell’occasione fu rialzato anche il tetto. La nuova copertura fu sostenuta da tre arconi ribassati poggianti su sei pilastri addossati alle pareti. Nell’abside è ospita la statua cinquecentesca del Santo. Le pareti dell’edificio dovevano essere in origine totalmente affrescate. Oggi sono visibili solo le parti risparmiate da successive scialbature e quelle riportate alla luce da recenti restauri. Sulla parete sinistra, presso l’entrata, è raffigurato un gruppo di cinque santi: Sant’Antonio Abate, San Sebastiano trafitto dalle frecce, lo stesso Santo in armatura, San Rocco vestito da pellegrino che mostra la piaga della peste su una gamba, Santa Lucia. Le cinque figure sono inserite sopra un finto zoccolo di marmo modanato dipinto e lo spazio che occupano è scandito da due finte lesene, anch’esse dipinte, sorreggenti un architrave di finto marmo giallo antico. Sulla stessa parete, in prossimità dell’abside, si vedono invece le figure di Sant’Agata, di nuovo Santa Lucia e Santa Caterina d’Alessandria. A parte Santa Caterina, si tratta di sante e santi legati alla cura e alla protezione da specifiche malattie (malattie della pelle e fuoco di Sant’Antonio, peste, malattie degli occhi e del seno). Sull’originaria parete di fondo, prima della realizzazione dell’abside ottocentesco, c’era, oltre alla nicchia ospitante la statua di culto, un affresco con la passione di San Sebastiano. Nel 1857 Adone Palmieri nella “Topografia statistica dello Stato Pontificio” descrisse gli affreschi della chiesa riferendoli all’anno 1539. Tra questi ve ne era uno, collocabile appunto sulla parete di fondo, in cui si vedeva Diocleziano impartire ai soldati l’ordine di martirizzare Sebastiano. Un lacerto di questo dipinto è parzialmente visibile su quel che resta della parete originaria presso l’innesto dell’abside sulla parete sinistra della chiesa. Si vede parte di una figura seduta con veste purpurea e corazza (l’imperatore Diocleziano?). Sulla parete destra, in corrispondenza della porta della sacrestia, sono invece raffigurati la Vergine con il bambino assisa in trono e incoronata da due angeli affiancata a destra da San Sebastiano (conservato solo in minima parte) e a sinistra da un Santo anziano e barbuto (San Benedetto? Sant’Antonio?). Lo stile del ciclo pittorico richiama alla prima metà del Cinquecento anche se a tratti presenta ancora alcuni caratteri quattrocenteschi. L’ignoto autore sembra essere lo stesso che ha realizzato gli affreschi nell’atrio di Santa Scolastica a Subiaco e raffigurante San Benedetto e Santa Anatolia. Tra gli oggetti notevoli conservati nella chiesa vanno menzionati un grande crocifisso ligneo del secolo XVI e un piccolo altare votivo risalente al II secolo d.C. rinvenuto nel 1960 in località Arnale e sulle cui quattro facce sono scolpite altrettante figure di divinità romane di incerta identificazione.