Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate e celebrazioni per il centenario dell’ANCR

Si sono svolte domenica 3 novembre 2019 le celebrazioni per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Appuntamento quello di quest’anno che coincide con il centenario dell’istituzione dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci sezione di Cerreto Laziale, fondata esattamente il 19 settembre 1919. Nel rendere omaggio ai nostri caduti che hanno sacrificato la loro vita in guerra, gli intervenuti hanno voluto ricordare quanti si prodigarono per la nascita e il consolidamento dell’Associazione, che aveva nell’assistenza morale e materiale ai reduci di guerra il proprio fondamento costitutivo. A ricordo della giornata è stata posta una targa marmorea recante la seguente scritta: NEL CENTENARIO FONDAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI E REDUCI LO SPIRITO UMANO SI ELEVA AI GLORIOSI CADUTI FIGLI DELLA NOSTRA TERRA CHE IMMOLARONO LA LORO FIORENTE GIOVINEZZA PER UN IDEALE, ESEMPIO E MONITO PER LE FUTURE GENERAZIONI. CERRETO LAZIALE 19 SETTEMBRE 2019, L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE POSE. Riportiamo altresì il testo del discorso pronunciato dal Sindaco di Cerreto Laziale, Avv.Gina Panci e una breve galleria fotografica della giornata.

Cari concittadini, la Festa Nazionale dell’Unità e delle Forze Armate diviene per tutti noi occasione per riflettere in una giornata piena di significati. Si tratta di una commemorazione su cui si fonda la nostra stessa Repubblica, rispetto alla quale, anche una piccola comunità come la nostra deve coltivare costantemente il senso di appartenenza. E questo si può fare soprattutto attraverso il mantenimento di una memoria collettiva. Il pericolo che si cela di fronte a questi momenti è quello di relegare tutto nell’alveolo della tradizione. Sarebbe semplice per tutti noi considerare questo solo come un giorno di festa: la banda che apre il corteo, un elenco di nomi che rischiamo di dimenticare in fretta e la lettura di un discorso da parte delle Autorità, magari lo stesso dello scorso anno per togliersi un impiccio. Tutto questo però, oltre ad essere irrispettoso, ci espone ad un altro rischio: quando infatti è la tradizione a trionfare o quando l’evento è svuotato del significato più profondo, a soccombere è principalmente il nostro spirito. La commemorazione odierna invece deve aiutarci a ricordare chi è morto combattendo al fronte, ma anche le famiglie, le mogli, le madri di quei giovani ragazzi. In un attimo furono sconvolte le loro vite. La guerra mise in discussione modelli di comportamento fino ad allora ritenuti immutabili. Così alle donne, che ricordiamo non avevano ancora la possibilità di pronunciarsi sulle questioni politiche, spettò il compito di allevare da sole i figli e di prendersi cura dell’abitazione, di dedicarsi al lavoro dei campi e all’allevamento del bestiame, ponendosi poi in prima linea nelle attività di beneficenza e assistenza ai soldati, in organizzazioni volontarie di soccorso e nella cura di feriti e ammalati. La letteratura ha raccontato, con le parole di Gabriele D’Annunzio, il passaggio repentino di un’intera generazione di adolescenti poco più che diciottenni dalla famiglia alla trincea. “Le vostre madri – scrive d’Annunzio -accendevano le lampade dei vostri studi, vi rimboccavano il lenzuolo dei vostri riposi. Eravate ieri fanciulli e in un attimo ci apparite così grandi!”. E così avvenne per i ragazzi di Cerreto: nel maggio del 1915, a pochi giorni dall’entrata dell’Italia in guerra, fu celebrata nella nostra Chiesa una messa di benedizione. Terminata la Celebrazione, fu consegnata loro un’immagine di San Sebastiano da riporre in quella pesante giubba. Era giunta l’ora di recarsi a Roma per rispondere alla chiamata alle armi, di presentarsi nei cosiddetti centri di mobilitazione; era giunta soprattutto l’ora delle grandi scelte, in primis quella di difendere la nostra Patria. Molti non fecero più ritorno, ed è soprattutto a loro che oggi vogliamo rendere omaggio: la loro grandezza alla quale noi oggi ci inchiniamo, non consiste nell’aver acquisito onori, ma nella coscienza di averli meritati. Don Paolo Carosi, in un discorso del 1959 li chiama “Caduti ma vincitori” perché, aggiunge, “non vi è grandezza morale maggiore di dare la vita per il proprio ideale”. E la propria vita diedero i martiri delle guerre che noi oggi ricordiamo. Soldati, che per difendere i valori che tuttora costituiscono il fondamento della nostra Nazione, combatterono battaglie estenuanti con grande coraggio e senso di responsabilità. Voglio concludere citando una frase che un soldato di Cerreto scrisse in una lettera ai suoi genitori a pochi giorni dallo scoppio del conflitto. ‘Cara Mamma, ci hanno detto che domani ci faranno andare vicino a Belluno. Qui c’è una brutta parola che nessuno vuole pronunciare: la guerra. Però, se dobbiamo portare un pezzo di pane ai nostri fratelli al confine, allora non possiamo tirarci indietro. Voi pregare sempre Iddio, San Sebastiano e gli altri Santi che non mi facciano succedere niente e mi diano sempre coraggio, così che vi possa riabbracciare tutti e tornare a Cerreto per potervi aiutare. I nostri soldati, ai quali veniva sempre ripetuto che dopotutto si sarebbe trattato di una guerra rapida e indolore, chiedono di pregare per la loro salvezza, non per un atto di egoismo seppur legittimo, ma perché così potranno tornare ad aiutare le loro famiglie. Questa è la riflessione che deve rafforzare il nostro sentimento. Questa è l’eredità maggiore che noi, giorno dopo giorno, consegniamo a questi ragazzi oggi qui presenti, affinché perseguano la volontà di coltivare sempre la pace e il rispetto, mettendo in pratica questi valori nella vita di tutti i giorni, anche a costo di sacrifici e sofferenze.

W CERRETO

W L’ITALIA

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